La Quercia di Dante

Iniziative verso il VII Centenario della morte di Dante Alighieri 2021



Patrick Waterhouse, Walter Hutton / Fabrica, Divina Commedia, Inferno, Canto IX

Visioni dell'Inferno


Con la Divina Commedia, Dante ci ha regalato uno dei capolavori più grandi della letteratura italiana, le cui pagine continuano ad affascinare e appassionare. Nel 2021 ci aspetta un anniversario importante: il VII centenario della sua morte.

A Palazzo Roncale ci prepariamo all’appuntamento celebrando il Sommo Poeta con un grande evento che raccoglie – in un viaggio dall’Ottocento ad oggi – le opere di grandi artisti come Dorè, Rauschenberg e Brand, che si sono lasciati ispirare dalla Cantica più ricca di potenza evocativa: l’Inferno.

Ma non solo: prestigiose edizioni antiche, interpretazioni originali, iniziative culturali e la scoperta dei luoghi dove, narra la tradizione, il Poeta smarrì la via per poi ritrovarla grazie a un albero speciale: la possente quercia di Dante.


Sulle tracce di Dante: visioni, racconti, itinerari.

Brigitte Brand, Divina Commedia, Inferno, Canto VI
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Ultime notizie

La Quercia di Dante torna a settembre
Il 19 luglio, ha chiuso i battenti La Quercia di Dante allestita a Palazzo Roncale. Un successo di pubblico che è già pronto a riaprire il 19 settembre, quando a Palazzo Roverella aprirà la grande mostra dedicata a Marc Chagall. 

Eventi di mostra

Mercoledì 25 marzo 2020
Ore: 09:00


Dantedì

Cinque momenti di approfondimento alla scoperta della figura di Dante e del suo Inferno, ma non solo.  Dal tema della Grande Quercia alle testimonianze archeologiche del territorio polesano.

Mercoledì 13 maggio 2020
Ore: 17:30


La fortuna di Dante nella grafica europea dal neoclassicismo agli arbori del modernismo

Cinque momenti di approfondimento alla scoperta della figura di Dante e del suo Inferno, ma non solo.  Dal tema della Grande Quercia alle testimonianze archeologiche del territorio polesano.

Martedì 26 maggio 2020
Ore: 17:30


Dante profeta

Cinque momenti di approfondimento alla scoperta della figura di Dante e del suo Inferno, ma non solo.  Dal tema della Grande Quercia alle testimonianze archeologiche del territorio polesano.

La Quercia di Dante

Nel 1321, per la seconda volta nella sua vita, Dante Alighieri si smarrì in una selva oscura. Questa volta, però, non si trattava di un’allegoria del peccato, come scrisse nel primo Canto della Divina Commedia, ma di un vero bosco, fitto di rovi, rami intricati e acquitrini. Era così, infatti, che si presentava il Delta del Po a quei tempi. E narra la tradizione popolare, che a salvarlo, in quel frangente, non fu Virgilio bensì un albero, un’enorme quercia sulla quale il Sommo Poeta si arrampicò per potersi orientare e ritrovare la diritta via.

Che sia andata realmente così non ci è dato sapere: di certo la tradizione ha ormai identificato l’albero provvidenziale con il secolare esemplare di Quercus Robus che dominava l’argine del Po di Goro nei pressi di San Basilio, chiamato in dialetto locale “la Gran Rovra di San Basilio”.

Se il suo primo perdersi in una selva oscura è stato per Dante lo spunto per scrivere l’incipit di uno dei capolavori assoluti della letteratura mondiale, lo smarrimento della retta via nel Delta del Po è stato l’ispirazione, a quasi 700 anni dalla sua morte, per un articolato progetto culturale, intitolato appunto La Quercia di Dante.
Gustave Doré, Divina Commedia, Inferno, Canto I, Dante si smarrisce nella selva

Visioni dell'Inferno

Il fulcro del progetto è una mostra dal titolo Visioni dell’Inferno, dove protagonista assoluta sarà la prima delle tre Cantiche della Divina Commedia.

Tre artisti, alle cui opere è stato affidato il compito di evocare i trentatré Canti (più il Prologo) in cui è narrata l’avventurosa discesa nelle viscere della Terra che porterà il poeta toscano e la sua guida al cospetto di Lucifero. Ma anche tre nazionalità e tre epoche diverse: le visioni degli inferi danteschi, infatti, sono quelle del francese Gustave Doré (Strasburgo, 6 gennaio 1832 – Parigi, 23 gennaio 1883), dello statunitense Robert Rauschenberg (Port Arthur, 22 ottobre 1925 – Captiva Island, 12 maggio 2008) e della tedesca, a noi contemporanea, Brigitte Brand.

Un artista per ognuno degli ultimi tre secoli: diversissime le sensibilità, diversissime le interpretazioni, diversissime le tecniche utilizzate.
Brigitte Brand, Divina Commedia, Inferno, Canto VIII
Robert Rauschenberg, Divina Commedia, Inferno, Canto XVII

Gustave Doré

Il viaggio negli Inferni inizia in quello immaginato, nel 1861, da Gustave Doré nella più famosa delle rappresentazioni per immagini della Commedia. Ancora oggi, quando pensiamo al Paradiso, al Purgatorio e all'Inferno, li visualizziamo nello stesso modo in cui li ha immaginati il grande artista francese.

La grandezza, o meglio la grandiosità delle sue illustrazioni sta nel fatto che, per crearle, l’artista non attinge tanto alla memoria o al suo bagaglio culturale quanto alla sua inventiva sfrenata e al suo genio immaginifico. L’inferno di Doré è un luogo oscuro, magico e maestoso, immerso in un’atmosfera soprannaturale, dove, tra le ombre, si muovono uomini, bestie e creature mostruose che solo un artista capace di “vedere le cose dalla loro angolatura bizzarra, fantasiosa, misteriosa”, come scrisse il critico Théophile Gaultier, poteva creare.

In mostra saranno presenti tutte le settantacinque tavole che illustrano la prima Cantica e che, all'interno del corpus di incisioni realizzate per la Divina Commedia, sono unanimemente considerate dalla critica come il suo vero capolavoro.
Gustave Doré, Divina Commedia, Inferno, Canto, Inferno, Minosse il giudice delle anime

Robert Rauschenberg

Radicalmente diverso è invece l’occhio di Robert Rauschenberg, che ci regala un Inferno volutamente novecentesco, a lui contemporaneo, pieno di riferimenti a personaggi politici del suo tempo e di rimandi alla società americana del secondo dopoguerra

Artista eclettico, considerato tra i precursori della Pop Art, Rauschenberg si concentra sulla prima Cantica della Divina Commedia, cogliendo l’occasione per muovere una dura critica all'umanità del suo tempo. L’artista, infatti, riversa nell'opera le posizioni e le idee in cui credeva nel periodo, tra il 1958 e il 1960, in cui realizzò le trentaquattro tavole (una per ogni Canto) poi raccolte e presentate con il titolo di Dante’s Inferno.

Rauschenberg sceglie quindi di utilizzare le immagini del suo presente, mettendo in relazione la vita politica e l’anima sociale americana del dopoguerra con la narrazione epica di Dante. Il risultato è un’opera densa, complessa eppure accessibile a tutti, che rappresenta una pietra miliare tra le trasposizioni visive del poema dantesco, e consacra definitivamente Rauschenberg agli occhi della critica mondiale.
Robert Rauschenberg, Divina Commedia, Inferno, Canto XXXI
Robert Rauschenberg, Divina Commedia, Inferno, Canto XXI

Brigitte Brand

Se è vero che Dante è “il poeta dell’oggi”, a raccontare il nostro “oggi” è stata chiamata Brigitte Brand, artista tedesca che, dopo aver studiato all’Akademie di Stoccarda e all’Accademia di Venezia, da tempo ha scelto il Parco del Sile come buen retiro. La sua visione degli inferi danteschi è stata realizzata appositamente per questa mostra, dove verrà presentata in prima assoluta.

Un’opera monumentale, nella quale l'artista incrocia i ricordi dei suoi lunghi viaggi e gli appunti visivi sulla Commedia umana osservata alle diverse latitudini del pianeta, con i luoghi e le figure della prima Cantica del poema dantesco.

Piccoli segni vaganti in spazi sulfurei e vorticosi sembrano narrare le vicende e i protagonisti dell’Inferno, ora sollevati da onde di colore, ora affiancati da citazioni iconiche legate alla vita quotidiana.
Brigitte Brand, Divina Commedia, Inferno, Canto XXI

Un altro Inferno è possibile

Dopo aver attraversato i tre cerchi infernali di Doré, di Rauschenberg e di Brand, il percorso prosegue verso gironi della mostra in cui sono ospitate visioni dell’Inferno particolarmente originali, capaci di sorprendere per la loro singolarità.

È il caso dell’Inferno di Patrick Waterhouse e Walter Hutton, due giovani artisti inglesi provenienti da Fabrica, il laboratorio creativo fondato da Luciano Benetton e Oliviero Toscani.

Ai due ragazzi, che non avevano mai letto la Divina Commedia, è stato chiesto di tradurre l’Inferno attraverso la sensibilità e lo sguardo fresco e curioso di chi, non essendo mai stato influenzato dalle letture scolastiche, si accosta per la prima volta al capolavoro di Dante. Ne è nato L’Inferno di Dante. Una storia naturale, un volume illustrato e commentato dai due autori che si concentra sui dettagli che più li hanno incuriositi e sul complesso universo storico e metaforico creato da Dante.

Ancora più sorprendente è il girone successivo, L’Inferno di Topolino, nel quale è ospitata la prima edizione della parodia a fumetti della Divina Commedia, prodotta dalla Disney e pubblicata in Italia dall’ottobre del 1949 al marzo del 1950. Un vero e proprio poema, scritto in terzine ed endecasillabi, come l’originale, che ha per protagonisti Topolino, nel ruolo di Dante, e Pippo in quello di Virgilio.
Patrick Waterhouse, Walter Hutton / Fabrica, Divina Commedia, Inferno, Canto XX
Patrick Waterhouse, Walter Hutton / Fabrica, Divina Commedia, Inferno, Canto XVI

Copie molto originali

Dopo questa divertente escursione in un Inferno a fumetti, la mostra si conclude con un’ultima tappa nella quale sono esposte alcune preziosissime edizioni del capolavoro di Dante custodite dall’Accademia dei Concordi, insieme ad altre eccezionalmente concesse dalla Biblioteca del Seminario Vescovile di Rovigo e pubblicate tra il Cinquecento e il Novecento.

Cominciando con la più antica: una copia del 1512, stampata a Venezia dallo Stagnino e commentata da Cristoforo Landino.
Dante con l'espositione di Christoforo Landino, et di Alessandro Vellutello,sopra la sua Comedia dell'Inferno, del Purgatorio & del Paradiso, 1564, Biblioteca dell'Accademia dei Concordi di Rovigo, dettaglio

Smarrire la via sulle orme di Dante

Una volta fuori, “a riveder le stelle”, il viaggio nell’universo dantesco non giunge al termine. La mostra a Palazzo Roncale è, infatti, il fulcro di una serie di iniziative culturali che dureranno per tutto il periodo espositivo.

Un progetto corale che vedrà tutte le Arti unirsi per comporre un omaggio multisensoriale al Sommo Poeta. Gli spettatori potranno scegliere se partecipare a uno dei tanti incontri di approfondimento sulla figura di Dante e sulla prima Cantica, o magari ascoltare la Maratona Infernale, lettura pubblica e integrale dell’Inferno.

Itinerari

Le proposte attorno a un progetto intitolato La Quercia di Dante, però, non si potevano limitare al solo Poeta: l'iniziativa offre infatti l’imperdibile occasione di scoprire, sulle orme di Dante, le ricchezze storiche e paesaggistiche del Polesine lungo itinerari che, partendo da Rovigo giungono prima ad Adria, antico porto etrusco, sede del Museo Archeologico Nazionale - che merita certamente una visita - per poi proseguire fino a San Basilio e nei luoghi più suggestivi del Delta del Po.

Una terra nella quale può rivelarsi molto piacevole "smarrire la retta via".
Veduta dall'alto di Ariano nel Polesine