Presentata la grande stagione espositiva di Palazzo Roverella

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E’ stato presentato nel corso della conferenza stampa il programma espositivo per l’anno 2016 promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi.

Si comincia il 27 febbraio con la mostra “AL PRIMO SGUARDOopere inedite dalla collezione della Fondazione – “, ovvero una doppia esposizione che spazia dal barocco ai grandi del Novecento fino alla Modernità e alle Avanguardie, e che si terrà a Palazzo Roverella, già sede della Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi e a Palazzo Roncale, il palazzo nobiliare da poco restaurato dalla Fondazione stessa.

Subito dopo l’estate, a partire dal 17 settembre fino al 14 gennaio 2017 sarà la volta della mostra “DA GAUGUIN AI NABIS, DA THAITI ALLE BIENNALI“, con sede a Palazzo Roverella, dove saranno esposti capolavori di Gauguin e del gruppo dei Nabis.

Entrambe le mostre saranno curate da Giandomenico Romanelli, che già firmò a Palazzo Roverella i successi de L’Ossessione Nordica Il Demone  della Modernità e saranno coaudiuvate da Alessia Vedova. Sono previsti laboratori didattici, visite tematiche per le scuole di ogni ordine e grado e attività ludico-ricreative per singoli visitatori, bambini e famiglie per entrambe le esposizioni.

Per approfondire…

AL PRIMO SGUARDO
Opere inedite dalla Collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo

27 febbraio – 5 giugno 2016
Rovigo, Palazzo Roverella e Palazzo Roncale
Feriali 9.00-19.00
sabato e festivi 9.00 -20.00
chiuso i lunedì non festivi

INGRESSO LIBERO

Le Collezioni d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, ricche di più di mille pezzi, vengono per la prima volta svelate al grande pubblico a Rovigo.

Per ospitare circa la selezione delle duecento opere che rappresentano il fior fiore della imponente raccolta di pittura e scultura sono state scelte due diverse sedi, tra loro vicinissime: Palazzo Roverella e Palazzo Roncale.

Palazzo Roverella è la sede della Pinacoteca dei Concordi e di tutte le grandi esposizione d’arte rodigine; Palazzo Roncale, sorge dirimpetto al Roverella, ed è un imponente palazzo nobiliare rinascimentale, patrimonio della Fondazione, che ha provveduto al suo completo restauro. Questa mostra offre quindi anche l’occasione per ammirare gli interni restaurati di questa nobile dimora.

Si è scelto di privilegiare l’ampio corpus di opere riguardanti i due più recenti secoli, l’Ottocento e il Novecento, pur prevedendo alcune eccezioni, là dove questo risulti indispensabile per dare completezza ad alcuni nuclei della grande collezione della Fondazione.

Il maggiore interesse si concentrerà sulla presentazione di un nucleo ancora inedito della Collezione della Fondazione Cassa di Risparmio: ovvero i dipinti riuniti nella collezione di Pietro Centanini, che recentemente l’ha voluta donare alla Fondazione affinché possa mantenersi integra e soprattutto possa essere goduta dalla collettività.

La sua è una raccolta d’arte che unisce ai molti acquisti, ben guidati, che il collezionista aveva fatto sul mercato, il patrimonio d’arte della sua antica famiglia. Com’è testimoniato dall’esposizione, Pietro Centanini indirizzava le sue scelte soprattutto sugli artisti veneti ma anche, in omaggio alla moglie di origine partenopea, alla scola napoletana. In collezione si trovano infatti opere di gradissimo interesse di Palizzi, De Nittis, Lega, Ghiglia, Boldini, Fattori, Soffici, Rosai, de Pisis, de Chirico, Guttuso De Chirico, insieme a Zandomeneghi, Milesi, Luigi Nono, Licata, Brass, Barbisan ma anche Utrillo e Chagall e i vedutisti, compresi alcuni magnifici Guardi.

Se la Collezione Centanini sarà una novità per tutti, il nucleo maggiore della Fondazione Cariparo non mancherà di stupire per ricchezza e varietà di contenuto. In esso sono testimoniati ben 5 secoli di storia dell’arte veneta e italiana: da Oreste Da Molin, Giuseppe Manzoni  al Cavaglieri, gloria rodigina. Il Futurismo è ben rappresentato da Tullio Crali, mentre il secondo dopoguerra è presente con una sequenza notevolissima di opere, a ricordare l’importanza del gruppo N e dell’optical, con Biasi, Landi, Chiggio, Massironi e infine tre opere di Castellani.

Quella che presentiamo in questa mostra è solo una parte della nostra collezione”, chiarisce il Presidente della Fondazione Antonio Finotti. Complessivamente la Fondazione ha un patrimonio di oltre mille opere di pittura, insieme a diversi nuclei di sculture (solo in minima parte qui esposti) e a incisioni, disegni, manoscritti. Insomma un vero e proprio museo che incrementiamo regolarmente con oculate acquisizioni. Ci sembrava doveroso e coerente con la nostra missione rendere fruibile al grande pubblico un patrimonio artistico costruito nel tempo anche con opere lasciate dai cittadini del territorio”.

 DA GAUGUIN AI NABIS, DA THAITI ALLE BIENNALI

17 settembre 2016 – 14 gennaio 2017
Rovigo, Palazzo Roverella 

Da mare a mare, anzi da Oceano a Laguna, lungo percorsi che si sono dipanati, intrecciati, fusi in giro per tutta l’Europa. Già il titolo offre l’idea di un percorso di colore e di emozioni; unitario eppure variegato, fitto di storie che sono diventate leggende, anticipatore di tendenze e di mode. E non solo nel campo dell’arte.

Un centinaio di opere, molte conosciutissime, altre da scoprire, cinque sezioni e tanto, tanto colore. “Sarà una mostra di emozioni”, assicura il Curatore. “E di storie intense. Storie di artisti in fuga, da città, da legami, da loro stessi, in molti casi. Che trovano rifugio in riva al mare, quello potente della Manica o quello dolce e casalingo della Laguna veneziana. Quasi fossero alla ricerca del valore purificatore dell’acqua e degli elementi naturali”.

A Pont Aven, sulla costa della Bretagna, Paul Gauguin giunse nel febbraio del 1888. Vi era già stato per un breve soggiorno due estati prima. Il sodalizio con Van Gogh nel frattempo era finito, l’olandese aveva scelto il sud della Francia, lui la Bretagna. Qui si era andato formando un eden primitivo e quasi incontaminato, popolato da una comunità di giovani artisti che, dipingendo spesso insieme, traevano inspirazione dal paesaggio e dalle loro riflessioni. Alla loro ricerca sottendevano tensioni intellettuali. Molti cercavano la semplicità, nella vita così come nell’arte. Una semplicità fortemente creativa, decantata dai fumi impressionisti, tesa all’essenziale. Profeti di un nuovo che attingeva ad un primigenio, all’essenza. Pur in una visione assolutamente soggettiva della realtà, della quale l’artista era in grado di cogliere i significati simbolici nascosti.

Il linguaggio espressivo e antinaturalistico del gruppo, influenzato dalle poetiche del primitivismo e dell’esotismo, ispirò varie correnti: i Profeti, o meglio Nabis, dall’antico ebraico, i Sintetisti, i Fauves e via via sino all’Art Nouveau e all’astrazione. Questi stimoli innovativi contaminarono l’Europa, senza tralasciare l’Italia. Ed è proprio sul versante nazionale che si concentra la seconda parte di questa magnifica rassegna. La “stagione bretone” dell’arte italiana tra gli anni ’80 dell’Ottocento e il primi decenni del secolo successivo, è ben individuabile. La si incontra in diversi artisti, o meglio in precise fasi della loro produzione.

Sono pittori che in molti casi hanno vissuto a Parigi e che nella capitale francese, o comunque oltralpe, hanno acquisito caratteri e cadenze linguistiche di inequivocabile qualificazione gauguiniana e Pont–Aven. Cagnaccio di San Pietro, Mario Cavaglieri, Felice Casorati, Oscar Ghiglia tra tanti. Ma non caso la rassegna si chiude su Gino Rossi e la sua Burano. Rossi, uomo e artista pregno di illuminazioni e di tenebre, “straordinario campo – afferma Romanelli – di forze, di polarità, di tensioni, di urgenze e di riflessioni”.

Gauguin e Rossi, due storie lontanissime eppure vicine: il primo conquistato, catturato e tragicamente sedotto dai paradisi tahitiani, il secondo scivolato in un fulminante itinerario sin dentro i gironi d’inferno di un manicomio di provincia. Eppure capaci, entrambi, di una pittura dove la semplicità è purezza primigenia e insieme ingenuità, affinamento alchemico e traduzione di un pensiero filosofico cristallino, lucido e tragicamente fragile.