Primavera 2017: al via la mostra fotografica “Terra senz’ombra. Pietro Donzelli”

TERRA SENZ’OMBRA. PIETRO DONZELLI
Rovigo, Palazzo Roverella
25 marzo – 2 luglio 2017
Mostra a cura di Roberta Valtorta

La Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo dedica la stagione espositiva di primavera di Palazzo Roverella a Pietro Donzelli. Con una ampia retrospettiva affidata alla curatela di Roberta Valtorta.
Il Polesine, afferma Antonio Finotti Presidente della Fondazione Cariparo – ha un dovere di riconoscenza nei confronti di Donzelli. Pur non essendo né rodigino né veneto, egli ha saputo come pochi altri entrare nell’anima della nostra gente e della nostra terra, restituendone una visione precisa, senza sconti, distaccata e profondamente partecipe”.
A Palazzo Roverella, Roberta Valtorta riunisce circa 200 immagini di Donzelli, stampe vintage o moderne. A documentare il suo ampio lavoro in Polesine ma anche altri momenti della sua produzione.
Per Donzelli, milanese, il Po e il Polesine furono un amore a prima vista. Accade nel periodo militare, tra il 1943 e il 1945, quando vede per la prima volta i paesaggi del Delta. Dopo la guerra, torna in più occasioni – fino al 1961 – in quella che chiamava “la terra senz’ombra” e che resterà al centro della sua opera fotografica.
Donzelli percorre instancabile i sentieri di campagna, sale sugli argini, costeggia i canali, cammina lungo le strade silenziose dei paesi, fotografa la gente e i paesaggi: il Po di Levante, il Po di Volano, Adria, Goro, Rosolina, Mesola, Scardovari, l’isola di Ariano.
Ambienti meravigliosi e drammatici. Abitati da “gente che da sempre vive tra terra e acqua», costretta a misurarsi con la forza di una natura spesso ostile. Gente cui egli restituisce un ritratto di grande dignità, una testimonianza sincera e commossa, priva di enfasi e di filtri ideologici.
L’obiettivo di Donzelli si ferma su una festa di paese, il cinema all’aperto, le venditrici ambulanti, gli artigiani all’opera; ambienti interni ed esterni dove avvengono le attività lavorative si alternano al mondo dei pescatori e degli specchi d’acqua riflessi. Uomini, donne, vecchi e bambini colti nelle espressioni più spontanee, o così sembrerebbe.
A proposito di questa spontaneità, mirabilmente “organizzata”, si ricorda un aneddoto riguardante “..per Giorno di festa”, una foto nella quale è ritratto un giovane uomo sdraiato sul letto che suona il clarinetto. Nulla, all’apparenza, di più immediato, quasi segreto. In realtà Donzelli amava raccontare quante volte aveva chiesto al suo amico di cambiare posizione: prima seduto, poi sdraiato, poi con una gamba piegata, quattro o cinque situazioni prima di ottenere il risultato che aveva immaginato. Eppure l’immagine conserva la poesia e la leggerezza dello sguardo spontaneo.
Con la medesima capacità di racconto, Donzelli cattura le geometrie disegnate dalle reti stese ad asciugare sui canali, il fascino malinconico del paesaggio e le microstorie degli abitanti, che si specchiano nelle acque gonfiate dall’alluvione, l’asciutta poesia degli episodi della vita di provincia, nelle piazze, sugli argini e sulle coste.
Vertice della produzione fotografica di Donzelli, questo ciclo rivela la sua straordinaria capacità di cogliere il carattere peculiare di un paesaggio e della comunità che lo abita.
Una terra dura, che tuttavia lo conquista: “Senza volerlo – egli annota -l’avevo scelta come patria ideale, come protezione dalla minaccia di sentirmi per sempre un apolide”.
“Terra senz’ombre” rappresenta un capolavoro della stagione neorealista.
Donzelli racconta con la fotografia le storie che Antonio Cibotto raccontava nei suoi libri e quelle che Rossellini, Visconti, Dall’Ara, Vancini trasferivano dal Delta al cinema.
Nelle immagini di Donzelli non potevano mancare le immagini scabre, tragiche eppure poetiche della Grande Alluvione. Non di quella del 51 ma di quella del 1960, con le case di Ariano semisommerse tra gli alberi.
Il catalogo bilingue (italiano – inglese), edito da Silvana Editoriale, prevede un saggio critico di Roberta Valtorta, e collegamenti tra le immagini e i testi di Donzelli stesso e le poesie di Gino Piva, il poeta del Delta.