70 anni dopo. La Grande Alluvione



Due uomini a bordo di un mezzo di soccorso improvvisato durante l’alluvione nelle campagne del Polesine, 17 novembre 1951. Fonte : Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo

70 anni dopo


Può una catastrofe generare qualcosa di positivo? Parte da qui la mostra “70 anni dopo. La Grande Alluvione”

Un’esposizione che capovolge il modo di guardare all’evento che ha cambiato la storia del Polesine e del suo popolo.
Per ricordare l’Alluvione del ’51, cercando di cogliere cosa quella tragedia abbia generato nel tessuto fisico, sociale ed economico del Polesine di oggi.

Un’indagine su “cosa”, oltre al ricordo, al dolore, alle tragedie personali e sociali, derivi – 70 anni dopo – dal tragico evento che “bloccò” un territorio. Che orgogliosamente ha avuto la forza di riprendersi.


Un patrimonio ambientale e umano altrove perduto

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La Grande Alluvione

È il 14 novembre 1951 quando le acque del Po esondano, travolgendo tutto ciò che incontrano: persone, animali, edifici.

La Grande Alluvione del Polesine registra più di 100 vite spezzate e 180.000 persone costrette ad abbandonare le proprie case e la propria quotidianità.

Ma è proprio quando la disperazione rischia di inghiottire un intero territorio che il Polesine trova la strada per la rinascita: lenta, complessa, ma caparbia e potente.

Agricoltura e Industria

Prima della Grande Alluvione, il Polesine era un territorio depresso. Nonostante l’agricoltura fosse la principale fonte di sussistenza per 7 persone su 10, il comparto agricolo rimaneva strutturalmente arretrato, mentre quello industriale addirittura non aveva mai avuto un vero e proprio sviluppo.

Dopo la catastrofe, la ricostruzione punta ad incentivare l'imprenditoria agricola familiare e mette in campo risorse per dare vita al comparto industriale del Polesine.

Grazie a questi interventi, l’agricoltura si conferma la principale risorsa economica del territorio arrivando a vantare oggi materie prime di rilievo nazionale, riconosciute da diversi marchi IGP, mentre a livello industriale di grande rilievo è la nascita del Distretto della Giostra, che trae origine dalla tradizione giostraia nei paesi di Bergantino, Melara, Calto, Castelnovo Bariano e Ceneselli.

Ambiente

Il Parco del Delta del Po è un ecosistema complesso, ricco ed eterogeneo, che alterna fiumi, laghi, dune e boschi. Un ambiente straordinario che esibisce un’eccezionale varietà di fauna e flora e rappresenta l'habitat perfetto per la proliferazione animale e vegetale e che, per questa sua unicità, è stato inserito nella rete delle “Riserve di Biosfera” del Programma Man and Biosphere dell'Unesco.

Sotto la spinta della ricostruzione post alluvione si sceglie di investire sulla valorizzazione di questa specificità territoriale. Il turismo sostenibile e “slow” diventa così il settore strategico per la valorizzazione del Parco del Delta.

Cultura e istruzione

La ricca rete museale, i teatri storici perfettamente ristrutturati, le grandi mostre di Rovigo, il nuovo polo universitario: molto di quanto il Polesine offre a livello culturale si deve alla forza propulsiva del post alluvione e alla straordinaria voglia di riscatto di una società, che fino ai primi anni 50 aveva una vocazione quasi esclusivamente agricola.

Cultura e istruzione giocano un ruolo di primo piano, diventando un vero e proprio vettore di emancipazione sociale per la comunità della regione.

Fotografie

La selezione fotografica in mostra rispecchia lo sguardo bifronte di questa esposizione che, da una parte si volge al passato per rievocare e raccontare quelle ore e quei giorni drammatici, dall’altra si sofferma sul presente, su come il Polesine di oggi sia stato plasmato dall’opera di ricostruzione.

Dalle foto surreali e sospese che ci raccontano i giorni dell'Alluvione con una forza comunicativa di altissimo livello alle immagini contemporanee che ci invitano a osservare il territorio e le modifiche operate dall'uomo e che celebrano le meraviglie naturali del Polesine.

Cronaca

Molto prima dei social media, quando persino la televisione aveva ancora un ruolo estremamente marginale nella vita delle persone, l’alluvione del 1951 segna un cambio di passo epocale, diventando a tutti gli effetti il primo disastro naturale trasformato in un caso mediatico in Italia.

La carta stampata è il principale mezzo di informazione. I quotidiani nazionali e locali danno una copertura immediata, ampia e accorata del drammatico susseguirsi degli eventi, dal giorno della catastrofe alle settimane successive: i soccorsi, le ricerche, la condizione degli sfollati.

L’ingente esposizione mediatica riuscì a mobilitare l’immediata solidarietà della società e delle istituzioni, sia in Italia che in Europa: dalle vere e proprie collette nei centri urbani, agli aiuti europei, fino al gesto privato di un cittadino che si toglie il cappotto per donarlo perché “c’è qualcuno che ha più freddo” come ci raccontano i filmati d’epoca dell’Istituto Luce.