Vedere la musica

L'arte dal Simbolismo alle Avanguardie



Hans Thoma, Violinista al chiaro di luna, 1897, algrafia a colori

Una sinfonia di capolavori


È davvero possibile ascoltare la musica con gli occhi? Si può dare forma al suono e colore all’invisibile?

Domande come queste hanno generato una lunga storia di relazioni tra le arti figurative e quelle sonore. Le abbiamo esplorate. E siamo pronti a raccontartele con un "approccio polifonico".

Scoprirai capolavori di grandi maestri come Kandinskij, Renoir, Chagall, Klee, Kokoschka, Boccioni, Balla, Segantini, Casorati, oltre a preziosi disegni di Picasso, Klimt e Le Corbusier.

Musica per i tuoi occhi!


Armonie e “sinfonie cromatiche”

Paul Emile Berthon, concerto mistico, 1901, litografia a colori
Orari

Ti aspettiamo fino al 4 luglio 2021.
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dal lunedì al giovedì dalle 9.00 alle 19.00
venerdì e sabato dalle 9.00 alle 22.30
domenica e festivi dalle 9.00 alle 20.00

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Ultime notizie

Eventi di mostra

Venerdì 28 maggio 2021
Ore: 21:00


“Canone inverso”

ONLINE - Come in un gioco di riflessi, il punto di vista attraverso il quale approcciare l'arte si fa cangiante. Guardando alla scultura e alla pittura dal regno dei suoni si rendono possibili infatti letture e prospettive ardite ed inedite.

Domenica 23 maggio 2021
Ore: 15:30


La tavolozza del "sentire"

ONLINE - Esistono colori allegri, timidi o tristi? Ad ogni forma un suono, ad ogni colore un'emozione. Scopriamo come nel laboratorio di pittura e ascolto musicale ispirato all'arte di Kandinskij.

Venerdì 14 maggio 2021
Ore: 21:00


Il suono giallo

ONLINE - Kandinskij traduce i toni del giallo in follia e vitalità riferendoli in musica al suono degli ottoni. Il fenomeno della sinestesia permette in pittura una nuova suggestiva contaminazione nella percezione dei sensi.

Dal Simbolismo alle avanguardie

Quella tra la musica e le arti visive è una lunghissima storia di relazioni.

Ma è solo alla fine dell’Ottocento che il loro rapporto conosce una vera rivoluzione, iniziata nel 1880 con il Simbolismo e terminata, insieme alle avanguardie, attorno al 1940.

È questo l’arco di tempo che la mostra, curata da Paolo Bolpagni, esplora e racconta con una sinfonia di capolavori, quasi centosettanta, provenienti da quaranta musei e altrettanti prestatori privati.

Da Vasilij Kandinskij a Pierre-Auguste Renoir, Marc Chagall, Paul Klee, Giacomo Balla, Mario Sironi, Gino Severini, Alberto Savinio, Felice Casorati, oltre a preziosi disegni di Pablo Picasso, Gustav Klimt e Le Corbusier.

Simbolismo

Affascinata dalle dimensioni più profonde e misteriose dell’esistenza, l'aspirazione del Simbolismo era quella di creare un’emozione e uno stato d’animo analoghi a quelli suscitati dalla musica.

Paesaggi ispirati ai “notturni” di Chopin o ai “chiari di Luna” di Beethoven, dove la realtà fisica si traduce in immagini che avvolgono luoghi e figure in un’unità di armonie e “sinfonie cromatiche”. Ma anche il mito del musicista come eroe travagliato e folle. Titanico, come Richard Wagner, o maledetto, come Beethoven.
Hans Thoma, Violinista al chiaro di luna, 1897, algrafia a colori

Wagnerismo

Nessun musicista è stato così determinante come Richard Wagner nell’orientare non solo la musica ma la cultura tutta.

La potenza evocativa dei suoi drammi, il suo ideale di “opera d’arte totale”, la sua stessa persona, hanno ispirato una sterminata produzione di quadri, stampe, incisioni, sculture e illustrazioni.
Leo Putz, Parzifal, 1900, olio e tempera su legno

Il mito di Beethoven

Una folta chioma arruffata, l’aspetto minaccioso, l’espressione cupa e pensierosa. Il Simbolismo porterà anche alla riscoperta di Beethoven, l'emblema del musicista folle, maledetto, genio incompreso.

Ma Beethoven non fu solo corpo: il compositore diventa il motore immobile, invisibile, di opere in cui protagonista è la sua musica o addirittura la sua assenza.
Alois Kolb, Ritratto di Beethoven / Questo bacio al mondo intero, 1909 circa, acquaforte e acquatinta

L'opera lirica italiana

I compositori italiani di opere liriche non ebbero altrettanta influenza sulle arti figurative.
Il cambiamento della sensibilità artistica a cavallo del Novecento, inoltre, modificò profondamente il modo di percepire, trasmettere e rappresentare le passioni, condannando l’opera lirica ad avere sempre meno rilevanza.

Al suo declino, però, fece da contrappunto l’ascesa della cartellonistica: fu un periodo d’oro per i manifesti operistici, merito sia dell’affinamento dei procedimenti di stampa che della bravura di artisti come Aleardo Villa, Adolfo De Carolis, Giuseppe Palanti e Leopoldo Metlicovitz.
Emilio Mantelli, Fedra (copertina per l’edizione a stampa dell’omonima opera di Ildebrando Pizzetti, Sonzogno, Roma-Napoli-Palermo 1913)

Il primo Novecento fra Austria e Germania

La musica torna sotto le luci della ribalta con l’irrompere delle avanguardie. A cominciare dalla Secessione, una rivoluzione artistica, politica, sociale e culturale, che ha interessato l’area austro-tedesca.

Per i suoi esponenti la componente musicale riveste un’importanza molto forte. E così, mentre la fascinazione per il compositore Franz Schubert si aggiunge a quella per Wagner e Beethoven, fioriscono le raffigurazioni allegoriche.
Arnold Schönberg, Carte da gioco fatte a mano, 21 marzo 1909, Museo Spielkarten für Whist/Bridge © Arnold Schönberg, by SIAE 2021

Il futurismo italiano

Il Futurismo diede molta importanza ai suoni. Lo possiamo leggere nel manifesto di Carlo Carrà o vedere in Fucina, studio di rumori di Julius Evola. Ma non solo. Russolo, ad esempio, oltre che pittore e incisore, fu anche compositore e ideatore di brani che prevedevano l’uso di “intonarumori”, macchine appositamente costruite per generare rombi, ronzii, crepitii, scoppi. Mentre Giacomo Balla progetterà e realizzerà una consolle con cui gestire le 76 combinazioni di luce colorata che sostituivano i ballerini, nella scenografia da lui ideata per un “balletto di sole luci” sulle note di Stravinskij.
Giacomo Balla, Bozzetto per il balletto di sole luci “Feu d’Artifice”, 1917, Milano, Museo Teatrale alla Scala © Giacomo Balla, by SIAE 2021

Dal cubismo al purismo

Più che sulla musica o sui musicisti, il Cubismo e il Purismo si concentrano sugli strumenti musicali.

I Cubisti ad esempio scelgono roviolini, chitarre e mandolini come temi di partenza per le loro opere. Inoltre, introducono nella pittura la dimensione del “tempo”, tipicamente associata alla musica.

Dall’esperienza del Cubismo discenderà il Purismo dove si auspica che “tutto in un’opera d’arte sia e sembri una risoluzione pura”. Il risultato? Opere che si presentano come vere e proprie architetture di oggetti, spesso strumenti musicali, costruite e impaginate secondo schemi armonici o modelli geometrici e matematici.

La nascita dell'astrattismo

All’astrazione pura si arriverà solo quando le avanguardie riscopriranno Johann Sebastian Bach.

Il fascino esercitato dal puro nitore compositivo dei suoi contrappunti, l’idea di un’arte senza oggetto, la crescente rinuncia alla visualità, trovano riscontro nell’aspirazione della pittura a raggiungere l’immaterialità e l’astrazione delle sue fughe.

Anche col Neoplasticismo e la sua ricerca di razionalità e purezza formale si avverte la presenza importante della musica, in particolare nel rimando a ritmi visivi.
Paul Klee, at night, 1921, matita, penna, acquarello su carta

L'astrattismo internazionale negli anni Venti e Trenta

Nell’orchestra dell’astrattismo, nella sua ricerca di un confronto con la musica, il ruolo di primo violino spetta senza dubbio a Kandinskij. Se i titoli dei suoi dipinti riprendono spesso il lessico musicale, nei suoi saggi l’artista russo sviluppa il concetto di “opera d’arte monumentale”, costituita da colore, suono e movimento della danza.

Se la struttura di un quadro di Kandinskij consiste in colori accostati oltre ogni principio noto di armonia, nelle composizioni di Schönberg l’assenza di distinzione tra linee e colori corrisponde a quella tra melodia e armonia. Tutto questo mentre Kupka prosegue le sue ricerche per arrivare a una pittura in cui la musica diventi modello per una liberazione definitiva dall’imitazione della realtà.

Il recupero della figurazione in Italia

Lo scoppio della Prima guerra mondiale porta al ritorno di forme espressive più tradizionali. E la musica continua ad essere un’ispirazione.

In Italia lo si vede nelle tele di Armando Spadini, nelle nature morte con strumenti musicali di Piero Marussig o nello studio per il ritratto del violoncellista Gilberto Crepax di Anselmo Bucci. Ma su tutti si staglieranno Alberto Savinio e Gino Severini. Il primo è stato un caso unico di compositore, letterato e pittore capace di unire classicità e modernità, umano e animale. Il secondo riuscirà invece a far confluire Futurismo, Cubismo, armonie lineari neopitagoriche e un colore quasi matissiano in equilibrio perfetto: sintesi e conclusione ideale di questo viaggio nelle avanguardie.
Anselmo Bucci, Studio per il violoncellista Crepax, 1934, olio su tavola, collezione privata

La grafica

Come ogni grande concerto, anche la sinfonia di questa mostra termina con un bis, ovvero la ripresa di alcuni temi rielaborati con un diverso arrangiamento: quello della grafica.

Dalle litografie di de Feure e Toulouse-Lautrec, alla copertina del poema lirico-musicale di Debussy, La demoiselle élue, di Maurice Denis. E poi ancora le illustrazioni per spartiti, o la ripresa di Beethoven: celebrato da Dario Neri e Giovanni Costetti, o sbeffeggiato dai dadaisti sulla copertina del loro “Almanach”.