Robert Capa – L’opera 1932-1954



Robert Capa, The social center of the Collective farm / © Robert Capa © International Center of Photography/Magnum Photos

Robert Capa
L'opera 1932-1954


Robert Capa. L’opera 1932-1954, a cura di Gabriel Bauret, è il nuovo appuntamento con la fotografia internazionale a Palazzo Roverella. La mostra, che segue per qualità ed originalità quella recente di Robert Doisneau, consta di ben 366 fotografie selezionate dagli archivi dell’agenzia Magnum Photos e ripercorre le tappe principali della sua carriera, dando il giusto spazio ad alcune delle opere più iconiche che hanno incarnato la storia della fotografia del Novecento. Tuttavia essa non è pensata solo come una retrospettiva dell’opera di Robert Capa, ma mira piuttosto a rivelare attraverso le immagini proposte le sfaccettature, le minime pieghe di un personaggio passionale e in definitiva sfuggente, insaziabile e forse mai pienamente soddisfatto, che non esita a rischiare la vita per i suoi reportage. Capa infatti ha sempre manifestato un temperamento da giocatore, ma un giocatore libero. La mostra si articola in nove sezioni tematiche - dagli esordi alla tragica morte al fronte in Indocina - ed è arricchita dalle pubblicazioni dei reportage di Robert Capa sulla stampa francese e americana dell’epoca, da estratti di suoi testi teorici sulla fotografia e di un film di Patrick Jeudy dedicato al fotografo, oltre alla registrazione sonora di un’intervista di Capa a Radio Canada.


Robert Capa, A crowd gathered in front of Mr. Pierre Cloarec’s bicycle shop. The owner of the shop is racing in the Tour de France. / © Robert Capa © International Center of Photography/Magnum Photos
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Eventi di mostra

Sabato 17 dicembre 2022
Ore: 17:30


Scrivere con la luce: lo sguardo del fotografo

Immerso nella realtà, Robert Capa limita al massimo i filtri che lo dividono dal soggetto, creando uno stile potente e toccante, privo di retorica formale, dettato dall’urgenza di spingersi a scattare fin dentro il cuore della battaglia. Le sue fotografie sono ormai comune eredità del patrimonio iconografico del novecento e non mancano di rivelare gli stretti legami dell’autore con il mondo della cultura. Approfondiamo l’arte del grande fotoreporter attraverso un’appassionante percorso nelle principali sezioni di mostra.

Sabato 19 novembre 2022
Ore: 17:30


Senza confini: immagini dal fronte

Nel secolo breve, segnato dalla tragica realtà dei conflitti, Robert Capa sfida l’indifferenza denunciando anche le guerre apparentemente più distanti e remote. È il 1938 quanto decide di lasciare l’Europa per documentare le ostilità che si stavano consumando nell’estremo oriente. La sua destinazione è la Cina, dove per sei mesi sarà testimone della resistenza contro l'invasione giapponese. Rileggiamo insieme queste fondamentali pagine di storia attraverso la sensibilità e gli scatti del maestro ungherese, esposti a Palazzo Roverella

Sabato 15 ottobre 2022
Ore: 17:30


“Leggermente fuori fuoco”: Robert Capa si svela

Il fotografo e l’uomo si raccontano in un libro autobiografico a metà tra il romanzo e il diario di viaggio.  Negli anni tumultuosi della Seconda guerra mondiale, Robert Capa descrive come in una coinvolgente sceneggiatura cinematografica le travagliate storie d’amore, le esperienze tragiche del fronte e gli intensi incontri, vissuti in alcuni dei momenti più cruciali per l’Occidente. Scopriamo la voce narrativa di Robert Capa, con un affascinante percorso tra le sale dell’esposizione.

Se la fotografia è la vita, Capa è la fotografia. – Jean Lacouture


366 immagini distribuite in nove sezioni tematiche - dagli esordi alla tragica morte al fronte in Indocina - ricostruiscono la carriera e il percorso personale di Robert Capa, un grande fotografo con il temperamento da “giocatore”, ad un tempo inquieto, tenace e appassionato.

Fotografie degli esordi, 1932-1935

Nato privo mezzi per viaggiare, parlando una lingua inutile al di fuori dei confini di un piccolo Paese, l’Ungheria, è riuscito a esprimere il mondo attraverso un linguaggio universale: la fotografia. Attraverso la fotografia è stato in grado di parlare a tutti noi, come continua a fare tuttora. Non ha mai considerato le sue fotografie come arte. La sua epoca aveva altre preoccupazioni. – Cornell Capa


La speranza di una società più giusta, 1936

La travagliata situazione mondiale degli anni trenta, l’interesse di Capa per la politica – e anche il suo personale coinvolgimento nella lotta contro il fascismo – sono tutti fattori che portano Capa al giornalismo. E se la politica portava alla guerra, era naturale che il fotografo si occupasse del conflitto. – Richard Whelan


Spagna: l’impegno civile, 1936-1939

La guerra civile spagnola fu la prima guerra documentata (“coperta”) in senso moderno, da un corpo di fotografi professionisti inviati in prima linea e nelle città bombardate, i cui scatti furono immediatamente pubblicati su quotidiani e periodici sia in Spagna che all’estero. – Susan Sontag

La Cina sotto il fuoco del Giappone, 1938

Capa era sotto contratto con “Life” dall’autunno del 1937. Vicina a Chiang Kai-shek e ai nazionalisti cinesi, e quindi molto distante dai comunisti, la rivista di Henry Luce intendeva mobilitare l’opinione pubblica americana a favore del campo nazionalista che difendeva l’indipendenza della Cina contro il Giappone. – Michel Lefebvre

A fianco dei soldati americani, 1943-1945

Le stesse unità combattenti venivano fatte riposare dopo aver completato una missione, mentre i corrispondenti di guerra conoscevano l’impazienza dei loro giornali quando, per caso, non si trovavano sul posto dove stava accadendo qualcosa. – John Steinbeck

Verso una pace ritrovata, 1944-1954

Negli anni quaranta e cinquanta Capa continuò a vivere principalmente a Parigi, dove faceva la bella vita: corse di cavalli, locali notturni, interminabili partite a poker con gli amici, tra cui John Huston e Gene Kelly, e frequentazione del mondo della moda, come ricorda Bettina Graziani, all’epoca modella di punta di Jacques Fath, che alloggiava in albergo come lui. – Laure Beaumont-Maillet


Sono molto felice di essere diventato un fotografo di guerra disoccupato e spero di rimanere tale per il resto della vita. – Robert Capa



Viaggi a est, 1947-1948

Già nel 1947, dopo la pubblicazione del resoconto del suo viaggio in URSS con John Steinbeck, [Capa] fu sospettato di aver fatto parte del partito comunista durante la guerra di Spagna. Va detto che lui e Steinbeck non avevano trovato niente di meglio, in piena guerra fredda, che prendere come tema del loro viaggio: “La gente è uguale dappertutto”. – François Maspero

Israele terra promessa, 1948-1950

Si diresse a nord di Haifa per fotografare gli immigrati che arrivavano via mare al ritmo di mille al giorno dalla Tunisia, dalla Turchia e da tutta l’Europa orientale. Questi immigrati, che finalmente raggiungevano la terra dei loro antenati dopo aver sperimentato gli orrori dei campi di concentramento nazisti […] venivano trasportati su camion in campi di internamento circondati da filo spinato fino a quando non si riusciva a trovare loro un lavoro e un alloggio. […] Capa, eterno apolide e rifugiato per indole e professione, rimase sconvolto dal destino di questi internati involontari e allo stesso tempo affascinato dalla loro integrazione nella vita di questa nuova nazione dalle città sovrappopolate. – Richard Whelan

Ritorno in Asia: una guerra che non è la sua, 1954

[A proposito della penultima foto di Capa – soldati di spalle che camminano in una risaia], la sua vicinanza non era quella degli altri, la sua era la distanza a cui si pongono l’eleganza e il rispetto. – Denis Roche

Lascia una leggenda per la quale non esiste altra descrizione che il suo nome: Capa. – John G. Morris


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© Robert Capa © International Center of Photography/Magnum Photos