Più di 50 mila visitatori per l’abbinata Doisneau e Alluvione, ma per Fondazione è già tempo di guardare al futuro

9 Febbraio 2022

Più di 50 mila visitatori per l’abbinata Doisneau e Alluvione, ma per Fondazione è già tempo di guardare al futuro

I numeri parlano chiaro e dimostrano che l’abbinata invernale tra la grande retrospettiva dedicata a “Robert Doisneau”, straordinaria monografica sul celebre fotografo parigino, al Roverella, e “La Grande Alluvione. 70 anni dopo” al Roncale, ha creato a Rovigo l’alchimia perfetta, coinvolgendo visitatori rodigini ma anche ampiamente esterni al territorio. Visitatori che, stando alle testimonianze lasciate sui “libri degli ospiti”, sono stati molto positivamente impressionati da entrambe le mostre.

Me veniamo ai numeri precisi. Doisneau, innanzitutto, che ha conquistato 35.612 visitatori.  Per questa mostra si è parlato, non a caso, di “fenomeno”. L’autore è fotografo tra i maggiori dell’intero Novecento, alcune sue immagini sono tra le icone del secolo, ma il suo nome non era, tuttavia, tra quelli più popolari tra il grande pubblico. Le precedenti esposizioni di fotografia al Roverella avevano dato risultati più che buoni, che questa mostra ha in alcuni casi raddoppiato.

Il successo di Doisneau conferma come vi sia un ampio pubblico che ormai riconosce nella sede espositiva rodigina uno dei più interessanti “luoghi della grande fotografia nel Veneto”, riconoscimento che non mancherà di influenzare la futura programmazione del Roverella.

Stesso fenomeno positivo, questo forse più facilmente prevedibile, si è verificato al Roncale dove “La Grande Alluvione. 70 anni dopo” è stata ammirata da 14.997 visitatori, in periodo di apertura che è stato molto più contenuto di quello di Doisneau al Roverella (circa 5 settimane in meno).

Il tema della Grande Alluvione del ’51 si è dimostrato capace di colpire ancora nel profondo i rodigini, anche se da quella tragedia sono passati bene sette decenni.

La vera scommessa di questa mostra stava nel suo taglio totalmente nuovo: ricordare quella tragedia ma anche analizzare come proprio da essa sia partita una spinta che in settant’anni ha letteralmente trasformato un territorio, dove dominavano pellagra e miseria, in una delle aree più avanzate del Veneto.


Avanzate per l’incredibile crescita del Pil, ma anche per il maggior rispetto per il territorio, per la riconversione qualitativa delle culture agrarie, per la crescita di un turismo sostenibile. Ed è stata una scommessa che i numeri dei visitatori hanno dimostrato essersi rivelata vincente.

La Fondazione, archiviando i due successi, si appresta a proporre a rodigini e turisti due nuovi appuntamenti che si annunciano di non minore interesse, anzi!

Al Roverella, dal 26 febbraio apre al pubblico la grande monografica su Kandinskij, forse la più importante ed originale mostra sull’artista russo mai realizzata in Italia. E al Roncale, dal 12 marzo prenderà il via l’attesa mostra su “Giovanni Miani. Il Leone Bianco del Nilo”. Due eventi intorno a quali si percepisce già un fortissimo interesse e che certamente confermeranno Rovigo come città di riferimento per i grandi eventi espostivi di interesse nazionale.

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