22 giugno 2026
Il viaggio italiano di Degas e la nascita di uno stile
Napoli e gli affetti familiari
Il primo viaggio italiano di Degas inizia nel 1856 con l’arrivo a Napoli, città legata alle radici della famiglia paterna e dimora stabile del nonno. È un ambiente colto e raffinato, lontano dalla Parigi in cui si era formato, e il giovane artista lo attraversa con occhi curiosi e già molto attenti. A questo periodo appartiene il Ritratto di Hilaire de Gas, dedicato al nonno: un’opera che rivela fin dagli esordi qualcosa di distintivo nel suo sguardo — non la semplice ricerca della somiglianza, ma l’attenzione alle tensioni silenziose che abitano i volti e le relazioni.
Roma, Firenze e la formazione
Dopo Napoli, Degas soggiorna a Roma e poi a Firenze, ospite della zia paterna Laure Degas, dove si confronta con i grandi maestri italiani e con gli ambienti artistici francesi presenti nella capitale. La sua formazione — segnata dall’insegnamento di Louis Lamothe e dalla lezione di Ingres — resta ancorata al rigore del disegno e all’equilibrio compositivo. È a Firenze che nasce uno dei suoi capolavori giovanili: il Ritratto della famiglia Bellelli, in cui la scena domestica diventa una mappa psicologica costruita attraverso gesti, posture e distanze calcolate. Ogni dettaglio porta un preciso significato.
EDGAR DEGAS, RITRATTO DI HILAIRE DE GAS, 1857
Verso la modernità
Pur attraversando gli stessi anni dei Macchiaioli, Degas segue un percorso proprio, meno attratto dalla pittura en plein air e più concentrato sulla figura, sullo spazio interiore, sulla costruzione. La sintesi tra rigore classico e sensibilità moderna che matura in questi anni diventerà uno dei tratti più riconoscibili della sua ricerca — e, negli anni parigini, uno dei punti di contatto più fecondi con Federico Zandomeneghi. Non un’influenza a senso unico, ma un dialogo tra pari, nato da esperienze in parte condivise e in parte speculari.


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