29 ottobre 2026
Man Ray a Rovigo: a Palazzo Roverella il maestro del Surrealismo
Man Ray: l’artista che non voleva scegliere
Man Ray, al secolo Emmanuel Radnitzky, nasce nel 1890 a Filadelfia, ma presto si trasferisce con la famiglia a Brooklyn, dove si avvicina alle avanguardie artistiche newyorkesi. L’incontro con Marcel Duchamp è decisivo. Nel 1921 lascia New York per imbarcarsi alla volta di Parigi, dove entra nel cuore delle avanguardie europee.
Pittore, fotografo, designer, cineasta e creatore di oggetti, Man Ray trova nel Dadaismo e nel Surrealismo lo spazio ideale per attraversare tecniche e linguaggi differenti senza lasciarsi imprigionare da definizioni. Un’attitudine che emerge persino nel modo in cui parlava della sua passione per gli scacchi: non si considerava uno “scacchista”, ma semplicemente «uno che muove i pezzi». Piuttosto che aderire a una disciplina, Man Ray preferiva esplorarne liberamente le possibilità.
È questa libertà a guidare il percorso della mostra che Palazzo Roverella dedica a Man Ray. Il maestro del Surrealismo.
Mostra Man Ray a Palazzo Roverella: tutte le sezioni
1. Autoritratti: tutte le identità di Man Ray
Per Man Ray l’autoritratto è un modo per inventarsi, cambiare ruolo e mettere in discussione l’idea stessa di identità. Già nel 1916 realizza un autoritratto sotto forma di assemblaggio, considerato uno dei primi oggetti dadaisti. Negli anni successivi si fotografa in vestaglia, con parrucche, travestito da parroco o nei panni di Walt Whitman. A volte si presenta con ironia, altre volte altera la propria immagine fino a renderla quasi irriconoscibile.
2. Ritratti: i tanti volti delle avanguardie
Arrivato a Parigi, Man Ray comincia a fotografare i colleghi artisti. Quella che nasce quasi come un’attività occasionale diventa presto una porta d’accesso al cuore della cultura europea. L’incontro con Jean Cocteau, in particolare, gli apre una vasta rete di relazioni e davanti al suo obiettivo si susseguono personalità come Marcel Duchamp, Pablo Picasso, Georges Braque, Henri Matisse, Constantin Brancusi, Joan Miró, Salvador Dalí, Max Ernst, André Breton e Paul Éluard. Ne nasce un grande ritratto collettivo del Novecento.
3. Muse: donne che cambiano la vita
Parte della mostra è dedicata alle donne che hanno attraversato la vita e il lavoro di Man Ray. Non si tratta di semplici modelle, ma di artiste, collaboratrici e compagne con cui condivise idee ed esperimenti. Dall’indimenticabile Kiki de Montparnasse, protagonista di immagini come Le Violon d’Ingres e Noire et blanche, alla talentuosa Lee Miller, fotografa con la quale Man Ray sperimentò la solarizzazione. Ma anche Meret Oppenheim, Nusch Éluard, Ady Fidelin e Juliet Browner: attraverso i volti e i corpi di queste donne emerge anche la trama della vita che animava la Parigi delle Avanguardie.
4. Rayografie: fotografare con la luce
Fotografare senza macchina fotografica? Per Man Ray si può: le rayografie sono immagini ottenute disponendo i soggetti su carta fotosensibile ed esponendoli poi alla luce. Una tecnica che permette all’artista di imprimere i profili di oggetti comuni come chiavi, fiammiferi o matite facendo perdere il collegamento con la loro funzione quotidiana. La realtà diventa enigma, sfuma nel mondo del sogno.
5. Cinema: la liberazione dalla trama
Breve e concentrata soprattutto tra il 1923 e il 1929, la carriera cinematografica di Man Ray lascia un segno profondo nel cinema d’avanguardia. Dalla sperimentazione tecnica di Le Retour à La raison ai cinepoemi Emak Bakia e L’Étoile de mer, le immagini dei suoi film si sviluppano come trame di sogno, flussi ritmici e ipnotici di forme, corpi, luci e movimenti.
6. Moda: immagini sospese tra arte e pubblicità
Paul Poiret, lo stilista celebre per aver liberato le donne dal corsetto, apre a Man Ray le porte della fotografia di moda. Dal 1922 questo nuovo campo di sperimentazione lo porta presto a collaborare con couturier come Madeleine Vionnet, Jeanne Lanvin, Coco Chanel ed Elsa Schiaparelli, pubblicando su riviste come Vogue e Harper’s Bazaar. Nei suoi scatti le modelle non sono semplici supporti per gli abiti: pose, luci, inquadrature e accostamenti inattesi costruiscono un immaginario che continua a influenzare la fotografia di moda contemporanea.
7. Multipli: l’idea viene prima dell’originale
Se “Creare è divino, riprodurre è umano”, i multipli raccontano il rapporto di Man Ray con l’idea di originalità nell’arte. Affascinato dal concetto di replica, Man Ray accosta oggetti quotidiani a elementi incongrui, per completarli con titoli ironici o giochi di parole. È il caso di Cadeau, il ferro da stiro reso inutilizzabile da una fila di chiodi, rubato e ricreato un numero incredibile di volte, o dell’occhiuto metronomo conosciuto come Oggetto da distruggere, effettivamente e poi diventato, proprio perché replicabile, oggetto “indistruttibile,
8. Nudi: il corpo trasformato
Immagini del corpo femminile attraversano tutta la produzione di Man Ray. Nudi che sembrano nascere dall’incontro di luci e ombre, gesti provocatori, dettagli sorprendenti: il corpo non viene semplicemente registrato dall’obiettivo ma si trasforma in superficie, forma, simbolo, metafora.
Mostra Man Ray a Rovigo: date e informazioni utili
La mostra Man Ray. Il maestro del Surrealismo è un viaggio nel secolo più rivoluzionario della storia dell’arte: il Novecento delle Avanguardie, della grande storia, della trasformazione più radicale. Nel raccontarci questo, ci mostra anche un uomo irriducibile e la sua arte difficile da assimilare e impossibile da dimenticare.
La mostra è curata da Pierre-Yves Butzbach e Robert Rocca ed è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo e la produzione di Silvana Editoriale.
Per orari, biglietti e prenotazioni, consulta la pagina dedicata alla visita di Palazzo Roverella.
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Dal 13 novembre 2026 al 31 gennaio 2027
Palazzo Roverella, Rovigo

