MOSTRA IN ARRIVO
MOSTRA IN ARRIVO

Tra macchia e impressione. Zandomeneghi, Degas e la nascita dello sguardo moderno

Due percorsi, un incontro decisivo

La vicenda di Federico Zandomeneghi e Edgar Degas nasce da esperienze di formazione affini e trova compimento in un incontro umano e artistico destinato a segnare profondamente il percorso di entrambi. Se Firenze rappresenta per tutti e due un passaggio decisivo – Degas vi studia la tradizione rinascimentale e frequenta l’ambiente del Caffè Michelangiolo, mentre Zandomeneghi cresce accanto ai Macchiaioli, apprendendo una pittura fondata sull’osservazione diretta e sulla luce naturale – è a Parigi che i loro cammini si incrociano davvero.
Qui prende forma un’amicizia intensa e un confronto continuo: Degas diventa per l’artista veneziano un punto di riferimento e un mentore, mentre Zandomeneghi rielabora gli stimoli impressionisti secondo una sensibilità personale, nutrita di memoria cromatica italiana. La mostra ricostruisce questo scambio fatto di affinità, rimandi e reciproche influenze, mettendo in luce come due percorsi diversi convergano in una comune attenzione alla vita contemporanea e contribuiscano, insieme, a rinnovare il linguaggio della pittura europea.

Se Degas, nemico della grazia è il chroniqueur spietato di atéliers di danza e di gabinetti da toilette,
Zandomeneghi che osserva indulgente e fedele la realtà, è il pacato narratore del mondo borghese.
Egli non dipinse dee e non dipinse femmine, dipinse Signore e Signorine.

Enrico Piceni, Zandomeneghi, 1932

La vita moderna come pittura

Nelle opere di Edgar Degas e Federico Zandomeneghi il racconto del presente sostituisce ogni enfasi celebrativa. Non eroi né grandi eventi, ma gesti quotidiani, ambienti familiari, frammenti di tempo colti nella loro naturalezza: una prova di danza, una donna al caffè, una stanza silenziosa attraversata dalla luce, l’intimità di un interno domestico. È qui che la pittura trova il suo terreno più autentico, trasformando l’esperienza comune in visione. Pur con accenti diversi – più analitico e costruito lo sguardo di Degas, più caldo e avvolgente il colore di Zandomeneghi – entrambi condividono la stessa attenzione per la realtà contemporanea e per la dimensione umana delle cose. La mostra accompagna il visitatore dentro questo universo fatto di presenze discrete, equilibri luminosi e spazi vissuti, restituendo il clima di un’epoca in cui l’arte abbandona la retorica della storia per concentrarsi sul quotidiano, osserva da vicino la vita borghese e urbana, ne coglie la verità dei gesti e dei tempi lenti, e sceglie di farne, semplicemente, pittura.

Edgar Degas, Studio per La famiglia Bellelli, 1858, Ordrupgaard, Copenhagen.  Photo: Anders Sune Berg

Degas e l’Italia

Il viaggio di formazione di Degas inizia il 17 luglio 1856 a Napoli, città nella quale è accolto dalla famiglia del nonno paterno Hilaire De Gas. Allievo di Louis Lamothe, Edgar è stato educato con i precetti del grande Ingres ed ha cominciato a copiare le opere del rinascimento italiano al Louvre. Scopo del viaggio è continuare lo studio dell’arte antica italiana. Nel luglio del 1857 si sposta a Roma dove fa gruppo con i connazionali che studiano all’Accademia di Francia…

Leggi tutto

Federico Zandomeneghi, Il giubbetto rosso, 1895, collezione privata

Zandomeneghi, gli anni italiani

Figlio d’arte, Federico Zandomeneghi nasce a Venezia nel 1841 in una famiglia di scultori affermati, allievi di Antonio Canova. Insofferente per il chiuso ambiente veneziano tradisce la vocazione di famiglia, preferendo la pittura alla scultura. Animato da una forte passione patriottica Federico nel 1859 raggiunge i reparti dei volontari toscani convenuti a Modena per prendere parte alla seconda guerra d’Indipendenza e conosce così molti dei suoi futuri compagni

Leggi tutto

Edgar Degas, Dans un café, 1876, Paris, Musée d’Orsay, Legs Isaac de Camondo, 1911

Zandomeneghi a Parigi: la conversione all’Impressionismo

Quando giunge a Parigi, nel giugno 1874, Zandomeneghi ha poco meno di trentacinque anni ed è un artista formato e completo, con una particolare abilità nel quadro di figura. Ma i due anni che seguono sono segnati da esitazioni: egli scrive a Signorini di ammirare pittori quali Jules Breton e Carolus-Duran, esponenti del Naturalismo

Leggi tutto

Federico Zandomeneghi, Visita in camerino, 1886, collezione privata

Zandomeneghi alle esposizioni degli Impressionisti

Nel corso degli anni Ottanta, la produzione di Zandomeneghi è segnata da splendidi dipinti, nati ad evidenza nel clima di totale, personalissima adesione al movimento francese: Mère et fille, Place d’Anvers, Il dottore, Le madri, Al caffè Nouvelle Athènes, Visita in camerino sono alcune delle opere che rappresentano l’artista alle successive esposizioni del gruppo francese…

Leggi tutto

Federico Zandomeneghi, Nudo che si asciuga, Charleston, 1895 circa, collezione privata

Zandomeneghi, Degas e la poetica del nudo

Il 1886 è l’anno dell’ultima mostra collettiva degli Impressionisti, la cui compattezza si va affievolendo. Sia Zandomeneghi che Degas vi espongono dipinti ad olio e a pastello, per lo più raffiguranti nudi femminili e questa concomitanza è la riprova della loro contiguità di ricerca.  La toilette, La lecture, Le tub, Nudo che si asciuga di Zandò formano un insieme compatto dove risalta la ricerca sulla figura femminile nuda, sorpresa in atteggiamenti che fanno parte della quotidianità più ordinaria…

Leggi tutto

 Edgar Degas, Classe de ballet, 1880 circa, collezione privata

Il tema della danzatrice nei dipinti di Zandomeneghi

Visita in camerino di Zandomeneghi rappresenta una rara incursione nel mondo dello spettacolo e in tematiche privilegiate dall’ amico Degas, anche se poi il suo modo di trattarle è completamente diverso. Il francese si dedica infatti allo studio dei movimenti di singole figure, colte con tratto sempre più sintetico e con una visuale sempre più casuale preferibilmente dall’alto come nel bellissimo Danzatrice che si sistema la scarpetta (1885) nel quale la tecnica a pastello consente la resa straordinaria, quasi carezzevole degli effetti di luce sul candido tulle…

Leggi tutto

Federico Zandomeneghi, Bambina dai capelli rossi, 1895 circa, collezione privata, Milano

Una nuova cifra stilistica

Zandomeneghi è sempre vicino a Degas, vuoi per l’innegabile affinità delle scelte culturali, vuoi per l’autentica amicizia, vuoi per l’indubbia attrattiva che il grande maestro francese esercita  sul veneziano come del resto su tutti gli artisti suoi contemporanei; Degas che pure lo tiene tra i suoi abituali con lo scultore Paul-Albert Bartholomé, non gli risparmia il suo sarcasmo, e invitandolo a posare per un ritratto scultoreo lo apostrofa “Zandomeneghi, vous qui n’avez rien à faire…”, ferendolo nell’amor proprio…

Leggi tutto

Degas e l’Italia

Edgar Degas, Dans un café, 1876, Paris, Musée d’Orsay, Legs Isaac de Camondo, 1911

Il viaggio di formazione di Degas inizia il 17 luglio 1856 a Napoli, città nella quale è accolto dalla famiglia del nonno paterno Hilaire De Gas. Allievo di Louis Lamothe, Edgar è stato educato con i precetti del grande Ingres ed ha cominciato a copiare le opere del rinascimento italiano al Louvre. Scopo del viaggio è continuare lo studio dell’arte antica italiana.
Nel luglio del 1857 si sposta a Roma dove fa gruppo con i connazionali che studiano all’Accademia di Francia.

Conosce Gustave Moreau che diventa il mentore di Degas e del suo gruppo di amici. Il 24 luglio 1858 Degas si sposta a Firenze (dove si trattiene fino alla fine di marzo 1859) ed è accolto dalla famiglia della zia Laure De Gas che ha sposato il barone napoletano Gennaro Bellelli, esule politico. Conosce Stanislao Pointeau che lo introduce al Caffè Michelangiolo, ritrovo della società artistica toscana. Poco interessato alla pittura en plein air, attorno alla quale converge la ricerca dei progressisti toscani di cui Pointeau fa parte (i futuri Macchiaioli), Degas è attratto soprattutto dal ritratto.

Se il Ritratto di Hilaire De Gas realizzato a Napoli (1857) può essere considerato un primo approdo di questa intima propensione, possiamo seguirne poi l’evoluzione fino al Ritratto della Famiglia Bellelli, ed immaginare possibili affinità o simpatie verso aspetti della ritrattistica che circuita al Michelangiolo, dal tenore ingresiano del Ritratto della Nobildonna Morrocchi di Puccinelli, al raffinato intimismo psicologico dei personaggi effigiati nel grande ritratto all’aperto della famiglia Bianchini di Antonio Ciseri. La stesura sintetica, morbida, fatta di larghe campiture e di fini contrasti chiaroscurali del pastello della Famiglia Bellelli di Degas, qui esposto per la prima volta in Italia, appare molto vicino alla sensibilità dei nascenti macchiaioli, ma lo studio en plein air degli effetti di luce e chiaroscuro che è la finalità dei toscani non interessa invece Degas che si propone come scopo il raggiungimento di un linguaggio formale perfetto e raffinato, esemplato sull’antico, ma capace di proporre con una moderna sintassi contenuti contemporanei.

Zandomeneghi, gli anni itliani

Federico Zandomeneghi, Bambina dai capelli rossi, 1895 circa, collezione privata, Milano

Figlio d’arte, Federico Zandomeneghi nasce a Venezia nel 1841 in una famiglia di scultori affermati, allievi di Antonio Canova. Insofferente per il chiuso ambiente veneziano tradisce la vocazione di famiglia, preferendo la pittura alla scultura. Animato da una forte passione patriottica Federico nel 1859 raggiunge i reparti dei volontari toscani convenuti a Modena per prendere parte alla seconda guerra d’Indipendenza e conosce così molti dei suoi futuri compagni.

Impossibilitato a rientrare a Venezia rimasta in mano austriaca prosegue gli studi a Milano, all’Accademia di Brera. All’età di ventuno anni si stabilisce a Firenze prendendo parte alla vita artistica del Caffè Michelangiolo, schierato con la gioventù progressista che esattamente in quel 1862 decide di far proprio il termine “Macchiaioli”, coniato in senso negativo da un giornalista della Gazzetta del Popolo.

Gli anni italiani di Zandomeneghi trascorrono in totale sintonia con l’avanzatissima ricerca dei Macchiaioli: il veneziano ne viene fuori artista completo, di solido mestiere e di forti convinzioni estetiche, allineato con il “realismo” dei toscani; il suo dipinto Impressioni di Roma, acquistato dallo stato italiano, è premiato all’Esposizione Universale di Vienna del 1873. Gli ultimi sei mesi della sua vita italiana li trascorre a Castiglioncello, ospite dell’amico Diego Martelli: Zandomeneghi matura il progetto di recarsi a Parigi, il centro del mondo artistico nel quale fa notizia la partecipazione del già celebre De Nittis alla mostra di un drappello di artisti d’avanguardia, presso il fotografo Nadar.

Zandomeneghi a Parigi: la conversione all’Impressionismo

Federico Zandomeneghi, La conversation, 1895, collezione privata, Milano

Quando giunge a Parigi, nel giugno 1874, Zandomeneghi ha poco meno di trentacinque anni ed è un artista formato e completo, con una particolare abilità nel quadro di figura. Ma i due anni che seguono sono segnati da esitazioni: egli scrive a Signorini di ammirare pittori quali Jules Breton e Carolus-Duran, esponenti del Naturalismo verso i quali sembrano orientarsi anche gli ex compagni; ma la sua sensibilità lo porta verso forme di pittura meno convenzionali, più libere.

Ben presto la Senna, il bois, i dintorni di Parigi gli appaiono in una luce nuova, quella emanata dalle opere esposte da Pissarro, Guillaumin, Maureau, Monet, Renoir, Sisley alle collettive impressioniste del 1876 e 1877.

Nel 1877 il nome del veneziano compare nell’epistolario di Degas, rivelando che i due artisti si sono incontrati e si frequentano.
Vero e proprio manifesto della conversione del veneziano all’Impressionismo, il grande dipinto Le Moulin de la Galette (1878) elabora con originalità taluni spunti – il taglio fotografico della composizione, l’espressività quasi caricaturale delle figure, la gestualità spezzata e bloccata sull’istante – che gli vengono offerti dai dipinti di Degas.
I due artisti condividono l’idea di un’arte basata sull’osservazione della vita moderna, del carattere individuale e degli ambienti sociali; e il valore del disegno come strumento conoscitivo, “la matita sarà intinta nell’essenza della vita”, scrive Edmond Duranty, il teorico della Nouvelle peinture. Nel 1879 Zandomeneghi è invitato da Degas a partecipare alla quarta mostra collettiva del gruppo impressionista.