14 maggio 2026
Zandomeneghi e Degas tra pittura e scultura
Degas e la scultura
Per Degas la pittura non è mai un limite, ma un punto di partenza. Alla tela affianca la scultura, intesa come spazio di indagine sul corpo e sul movimento. Le figure modellate in cera, poi tradotte in bronzo, nascono da un’osservazione attenta e continua, quasi ossessiva. Opere come la Piccola danzatrice di quattordici anni rivelano uno sguardo che costruisce la forma dall’interno, mettendo in discussione le convenzioni accademiche. La scultura diventa così un laboratorio in cui sperimentare soluzioni nuove, che trovano poi eco anche nella sua pittura.
Zandomeneghi e la pittura
Diverso il percorso di Zandomeneghi che, pur provenendo da una famiglia di scultori, sceglie di affidarsi esclusivamente alla pittura e al disegno. Nei suoi interni, nelle figure femminili, nei momenti colti nella quotidianità, il colore diventa strumento di costruzione e atmosfera. La realtà non è mai descritta, ma avvicinata, restituita nella sua dimensione più intima e vissuta. La sua pittura si sviluppa così come uno spazio coerente e continuo, in cui osservazione e sensibilità si fondono in un linguaggio personale.
Federico zandomeneghi, Tête de femme (le piume), particolare
Affinità e differenze
Tra i due si sviluppa così un dialogo fatto di contrasti e consonanze. Degas struttura e indaga, Zandomeneghi avvolge e suggerisce; entrambi, però, guardano alla vita contemporanea come terreno privilegiato della pittura. È proprio questo equilibrio a emergere nel percorso della mostra Zandomeneghi e Degas. Impressionismo tra Firenze e Parigi, dove il visitatore è invitato a confrontarsi con due modi diversi, ma profondamente complementari, di reinventare il linguaggio artistico.


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