Hammershøi e il Cinema: quando la pittura diventa ispirazione per il grande schermo

18 aprile 2025

Hammershøi e il Cinema: quando la pittura diventa ispirazione per il grande schermo

Veduta della mostra

L’arte del silenzio: Hammershøi e la sua influenza

L’atmosfera sospesa, il silenzio carico di significati, la luce che sfiora le superfici e crea spazi densi di mistero: questi sono gli elementi che rendono l’arte di Vilhelm Hammershøi un punto di riferimento non solo nella pittura, ma anche nel cinema. La grande retrospettiva Vilhelm Hammershøi e i pittori del silenzio tra il Nord Europa e l’Italia, in corso a Palazzo Roverella fino al 29 giugno, offre un’occasione unica per scoprire come il maestro danese abbia influenzato alcuni dei più grandi registi della storia del cinema.

Hammershøi, noto per le sue tele dominate da interni vuoti e figure di spalle, ha saputo trasformare la quotidianità in un’esperienza metafisica. Queste suggestioni non sono passate inosservate a grandi registi come Carl Theodor Dreyer, Ingmar Bergman e Woody Allen, che nei loro film hanno saputo catturare la stessa tensione emotiva e lo stesso senso di sospensione che caratterizza le opere del pittore danese.

 

Carl Theodor Dreyer: Il cinema che dipinge con la luce

Particolarmente evidente è il legame con Carl Theodor Dreyer, il grande regista danese che, dai tempi del cinema muto fino al suo ultimo film Gertrud (1964), ha fatto delle atmosfere rarefatte e del silenzio una cifra stilistica inconfondibile. Dreyer ha ricreato nei suoi lungometraggi l’essenza della pittura di Hammershøi, con inquadrature che ricordano i suoi interni austeri, dove il vuoto non è mai assenza, ma presenza invisibile e densa di significato.

Nei suoi capolavori, da Il presidente (1919) a L’angelo del focolare (1925), da Vampyr (1932) a Dies irae (1943) fino a Ordet (1955), il regista danese adotta la stessa attenzione ai dettagli e alla composizione spaziale che troviamo nei dipinti di Hammershøi. L’apice di questa influenza si trova proprio in Gertrud, dove il silenzio e la solitudine della protagonista sono sottolineati da interni essenziali, dominati da porte bianche, finestre socchiuse e giochi di luce che evocano direttamente l’universo pittorico del maestro danese.

 

Oltre Dreyer: Bergman e Woody Allen

Non solo Dreyer, ma anche Ingmar Bergman e Woody Allen hanno attinto alla lezione visiva di Hammershøi. Il regista svedese, maestro dell’introspezione psicologica e dei silenzi carichi di tensione, ha spesso costruito le sue inquadrature ispirandosi alla disposizione spaziale e alla luce nordica tipiche della pittura dell’artista. Woody Allen, invece, nel suo film Interiors (1978), ha adottato la stessa palette cromatica fatta di grigi e beige, giocando con gli interni spogli e con la solitudine dei personaggi per raccontare drammi familiari e interiori.

Un’esperienza immersiva a Palazzo Roverella

Per rendere tangibile questo affascinante legame tra pittura e cinema, il percorso espositivo della mostra a Palazzo Roverella include anche la proiezione di alcuni spezzoni di Gertrud, offrendo ai visitatori l’opportunità di confrontare direttamente le opere di Hammershøi con le immagini cinematografiche di Dreyer. Un’esperienza immersiva che dimostra come l’arte possa viaggiare nel tempo e nelle forme espressive, continuando a ispirare generazioni di artisti.

La mostra “Vilhelm Hammershøi e i pittori del silenzio tra il Nord Europa e l’Italia” è visitabile fino al 29 giugno 2024 a Palazzo Roverella, Rovigo. Un appuntamento imperdibile per gli amanti della pittura e del cinema, che qui trovano un punto di incontro inaspettato ma straordinariamente suggestivo.

 

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