Marc Chagall

Anche la mia Russia mi amerà



Marc Chagall, Il Matrimonio, 1918, Mosca, Tretyakov Gallery © Chagall ®, by SIAE 2019

Romantica e surreale: una fiaba russa


Asini volanti, musici strampalati e commoventi paesaggi sconfinati.

A Palazzo Roverella siamo pronti per accompagnarti in un mondo fatto di sogni e meraviglia con l’originalissima lingua poetica di uno degli artisti più amati del Novecento: Marc Chagall.

Un mondo fantastico dove tutto può accadere, ispirato dalla visionaria tradizione culturale della Russia con la sua ricchezza di immagini e di leggende.

Lasciati stupire!


Immagini da fiaba per una pittura da sogno

Marc Chagall, Buongiorno Paris, 1939-42, Parigi, collezione privata © Chagall ®, by SIAE 2019
Orari

Ti aspettiamo a Palazzo Roverella dal 19 settembre 2020.
Vieni a trovarci ogni giorno
da lunedì a venerdì dalle 9.00 alle 19.00
sabato, domenica e festivi dalle 9.00 alle 20.00

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Ultime notizie

Eventi di mostra

Sabato 16 gennaio 2021
Ore: 17:30


La “passeggiata” dell’amore. Il pittore e la sua Musa

L’amore eterno di Chagall per Bella, moglie, amica e ispiratrice, diventa per l’artista un balsamo per i mali del mondo e un angolo di pace, in una Russia divisa dalla Rivoluzione.

Sabato 9 gennaio 2021
Ore: 17:30


“Ma vie” La voce dell’artista racconta

Come in un mirabile gioco di specchi, le parole scritte dall'artista si riflettono nelle opere, tracciando insieme la sua vicenda umana.

Domenica 13 dicembre 2020
Ore: 10:00


Tavole d’oro. Il fascino senza tempo delle icone russe

Immortale simbolo religioso, l’icona è prodigio di tecnica e preziosismi decorativi, i cui segreti sono stati a lungo custoditi fra le mani di abili maestri.

Anche la mia Russia mi amerà

Per la prima volta in Italia apre, nelle sale di Palazzo Roverella, un’importante esposizione, promossa da Fondazione Cariparo, Comune di Rovigo e Accademia dei Concordi, dedicata a Marc Chagall e all'influsso esercitato sulla sua opera dalla grande tradizione culturale russa.

I maggiori capolavori dei musei russi di Mosca e di San Pietroburgo, oltre a una generosa selezione di opere provenienti dalla collezione privata dell’artista, verranno accostati a una scelta di icone, in cui si esprime la vetta più alta della spiritualità russa, e di lubki, le vignette popolari così ampiamente diffuse ai tempi di Chagall.
Marc Chagall, Il Gallo, 1928, Madrid, Museo Museo Nazionale Thyssen-Bornemisza © Chagall ®, by SIAE 2019

Immagine e tradizione

La potenza che l’immagine, sacra o profana che sia, assume nella cultura russa si riflette in tutta l’opera di Chagall, negli anni in cui vive in patria come in quelli del lungo esilio. Proprio come la vita dell’artista, anche la mostra è divisa in due parti che seguono l’evoluzione del suo stile: maggiormente realistico quando ancora viveva in Russia, via via più onirico durante l’esilio, quando animali, case, villaggi e fiori del suo passato continueranno ad accompagnarlo, filtrati dalla memoria e rielaborati in una sorta di realismo poetico.
Marc Chagall, Pioggia, 1911, Mosca, Tretyakov Gallery © Chagall ®, by SIAE 2019

Chagall in Russia

Moishe Segal (questo il suo vero nome, poi trasformato in Chagall nella trascrizione francese) nasce in una famiglia ebrea a Liosno, presso la città di Vitebsk, nell’odierna Bielorussia, allora parte dell’impero russo, il 7 luglio 1887. Il giorno stesso il villaggio viene attaccato dai cosacchi durante un pogrom e la sinagoga data alle fiamme. Un evento che Chagall rievocherà spesso con le parole “Io sono nato morto”.

Per mantenersi e pagarsi gli studi a San Pietroburgo, oltre alle insegne per negozi, inizia a dipingere le sue prime opere originali. Rimane in città fino al 1910, anche se, di tanto in tanto, fa ritorno al paese natio dove, nel 1909, incontra l’amore della sua vita e sua futura moglie, Bella Rosenfeld.
Marc Chagall, Autoritratto davanti a casa, 1914, Parigi, collezione privata© Chagall ®, by SIAE 2019

Il viaggio a Parigi

Nel 1910 Chagall lascia la Russia per Parigi: “Avevo l’impressione che, se fossi rimasto ancora a Vitebsk, mi sarei coperto di peli e di muschio”, scriverà nella sua autobiografia. Un anno più tardi, a La Ruche, entra in contatto con la comunità artistica del vicino quartiere di Montparnasse e stringe amicizia con Guillaume Apollinaire (che definirà la sua opera “soprannaturale”), Robert Delaunay, Fernand Léger e Blaise Cendrars, il poeta che, da allora in poi, darà i titoli a tutte le sue opere francesi.

“Nessuna Accademia avrebbe potuto darmi ciò che ho scoperto divorando le esposizioni di Parigi, le sue vetrine, i suoi musei”, dirà in seguito Chagall, “come una pianta ha bisogno di acqua, così la mia arte aveva bisogno di Parigi”.
Marc Chagall, Domenica, 1952, Parigi, Museo Nazionale di Arte Moderna © Chagall ®, by SIAE 2019

Ritorno in patria

Nel 1914 ritorna a Vitebsk e lo scoppio della Prima guerra mondiale poco dopo e, successivamente, della rivoluzione russa, lo terranno bloccato in patria per otto anni.

Otto anni ricchi di forti emozioni. Nel 1915 sposa Bella Rosenfeld e un anno dopo nasce sua figlia Ida. Dipinge opere celeberrime come L’Ebreo in rosa, La passeggiata, Compleanno, prende parte attiva, nel 1917, alla rivoluzione d’ottobre ed espone in alcune importanti collettive. Viene anche nominato Commissario dell’arte per la regione di Vitebsk, dove fonda una Libera Accademia d’Arte e il Museo di arte moderna.

La sua idea di arte, però, non ha successo nella neonata Repubblica dei soviet: in occasione della festa organizzata a Vitebsk per il primo anniversario della rivoluzione, al posto dei ritratti trionfali di Marx, Engels e Lenin che i dirigenti sovietici si aspettavano, i muri della città vengono tappezzati con le effigi di mucche e cavalli volanti e umanizzati. In seguito a questo episodio, Chagall entra in contrasto con la sua stessa scuola (frequentata anche da El Lissitzky e Malevič) sempre più legata alla corrente del Suprematismo, agli antipodi del suo stile fresco e fantastico.

La situazione arriva a un punto tale che nel 1920, è costretto a dimettersi e a trasferirsi, con moglie e figlia, a Mosca, dove il governo gli affida l’insegnamento dell’arte agli orfani di guerra. Nella capitale sovietica Chagall accetta anche l’incarico di decorare nove pannelli per il Teatro Ebraico di Stato Granovskij e di realizzare i bozzetti di alcune scenografie e personaggi: quello per Il violinista in verde , ad esempio, è un evidente ritratto dell’artista ebreo con cui Chagall si identifica, mentre il tema della capretta, che appare in altri schizzi, è un chiaro riferimento ai temi simbolici del mondo ebraico e delle favole della Russia contadina.
Marc Chagall, L'ebreo rosso (l'ebreo in rosa) 1914-15, San Pietroburgo, Museo Statale Russo © Chagall ®, by SIAE 2019

L’esilio

Nel 1922, amareggiato, Chagall riesce finalmente a lasciare la Russia rivoluzionaria e torna a Parigi. Nell'ultimo periodo del suo soggiorno a Mosca scrive la sua autobiografia, Ma Vie , che, tradotta in francese dalla moglie Bella, viene pubblicata in Francia nel 1931, illustrata con venti tavole che l’artista incide a Berlino in collaborazione con lo stampatore Cassirer. L’opera, realizzata al momento del definitivo allontanamento dalla sua patria, costituisce una sorta di compendio dei temi e delle immagini russe che Chagall intende portare con sé nell'esilio.

Pur lontana, infatti, la Russia rimarrà per lui il luogo delle radici, di un amore che avverte deluso e che sogna di potersi realizzare. Non è un caso se la sua autobiografia si concluda con le parole “Anche la mia Russia mi amerà”, le stesse che danno il titolo a questa mostra.

L’esposizione di Palazzo Roverella si pone l’obiettivo di mettere in discussione la posizione occupata da Chagall nella storia dell’arte del XX secolo. Quello che ne emerge è il ritratto di un artista che ha scelto di modellare la sua arte sulle forme di un passato magico e fantastico senza però mai rinunciare all'esigenza utopica propria dell’avanguardia. Ma riuscendo, anzi, a farla convivere con il mondo delle emozioni e dell’affettività.
Marc Chagall, il mondo sottosopra, 1919, Parigi, collezione privata © Chagall ®, by SIAE 2019