MOSTRA PASSATA

L’arte dal Simbolismo alle Avanguardie

Vedere la musica: una sinfonia di capolavori

Pittura messa in musica e musica messa in pittura, in uno scambio che risveglia le nostre facoltà immaginative.

È davvero possibile ascoltare la musica con gli occhi? Si può dare forma al suono e colore all’invisibile? Domande come queste hanno generato una lunga storia di relazioni tra le arti figurative e quelle sonore. Le abbiamo esplorate. E siamo pronti a raccontartele con un “approccio polifonico“. Scoprirai capolavori di grandi maestri come Kandinskij, Renoir, Chagall, Klee, Kokoschka, Boccioni, Balla, Segantini, Casorati, oltre a preziosi disegni di Picasso, Klimt e Le Corbusier. Musica per i tuoi occhi!

Armonie e “sinfonie cromatiche”

Paul Emile Berthon, Concerto mistico, 1901

Arti visive e musica dal Simbolismo alle avanguardie: una storia

Il tema dei rapporti tra la musica e le arti visive nell’età contemporanea ha conosciuto negli ultimi decenni una rinnovata fortuna critica e storiografica. A cominciare dal “wagnerismo”, fortunatissimo filone artistico che si rifà esplicitamente all’opera e alle dottrine estetiche del grande compositore tedesco, la musica è stata spesso un elemento ispiratore per gli artisti tra Otto e Novecento. Esempi possono essere individuati tra i simbolisti italiani e stranieri, la Secessione viennese, nonché i cubisti – in particolare Picasso e Braque – i cui dipinti con strumenti musicali offrono un interessante motivo di riflessione e nelle correnti del NeoplasticismoDadaismo Surrealismo. Se la componente sonora fu centrale nel Futurismo italiano, è però con Vasilij Kandinskij che la musica diventa elemento “assoluto”, facendosi modello e paradigma di una pittura che vuole liberarsi definitivamente dalla figurativismo. “Vedere la Musica. L’arte dal Simbolismo alle avanguardie” è la lunga storia di relazioni, intrecci e corrispondenze. Evidenziando le infinite, originali sfaccettature delle interazioni tra l’elemento musicale e le arti visive. Proponendo esempi emblematici di entrambe le arti, creando così una mostra-spettacolo di assoluto fascino.

Simbolismo

Hans Thoma, Violinista al chiaro di luna, 1897

Affascinata dalle dimensioni più profonde e misteriose dell’esistenza, l’aspirazione del Simbolismo era quella di creare un’emozione e uno stato d’animo analoghi a quelli suscitati dalla musica.

Paesaggi ispirati ai “notturni” di Chopin o ai “chiari di Luna” di Beethoven, dove la realtà fisica si traduce in immagini che avvolgono luoghi e figure in un’unità di armonie e “sinfonie cromatiche”.

Ma anche il mito del musicista come eroe travagliato e folle. Titanico, come Richard Wagner, o maledetto, come Beethoven.

Wagnerismo

Leo Putz, Parzifal, 1900

Nessun musicista è stato così determinante come Richard Wagner nell’orientare non solo la musica ma la cultura tutta.

La potenza evocativa dei suoi drammi, il suo ideale di “opera d’arte totale”, la sua stessa persona, hanno ispirato una sterminata produzione di quadri, stampe, incisioni, sculture e illustrazioni.

Hans Thoma, Violinista al chiaro di luna, 1897

Simbolismo

Affascinata dalle dimensioni più profonde e misteriose dell’esistenza, l’aspirazione del Simbolismo era quella di creare un’emozione e uno stato d’animo analoghi a quelli suscitati dalla musica… 

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Leo Putz, Parzifal, 1900

Wagnerismo

Nessun musicista è stato così determinante come Richard Wagner nell’orientare non solo la musica ma la cultura tutta….

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Alois Kolb, Ritratto di Beethoven, 1909 circa

Il mito di Beethoven

Una folta chioma arruffata, l’aspetto minaccioso, l’espressione cupa e pensierosa. Il Simbolismo porterà anche alla riscoperta di Beethoven…

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Emilio Mantelli, Fedra
(copertina per l’edizione a stampa dell’omonima opera di Ildebrando Pizzetti, Sonzogno, Roma-Napoli-Palermo 1913)

L’opera lirica italiana

A differenza dei compositori tedeschi, quelli italiani di opere liriche non ebbero altrettanta influenza sulle arti figurative…

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Arnold Schönberg, carte da gioco fatte a mano, 1909

Il primo Novecento fra Austria e Germania

La musica torna sotto le luci della ribalta con l’irrompere delle avanguardie. A cominciare dalla Secessione…

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Giacomo Balla, Bozzetto per il balletto di sole luci “Feu d’Artifice”, 1917

Il futurismo italiano

Il Futurismo diede molta importanza ai suoni. Lo possiamo leggere nel manifesto di Carlo Carrà o vedere in Fucina, studio di rumori di Julius Evola. Ma non solo…

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Otto Gustaf Carlsund, Composition aux instruments dans un ovale, 1926

Dal cubismo al purismo

Il Cubismo e il Purismo si concentrano sugli strumenti musicali. I Cubisti ad esempio scelgono roviolini, chitarre e mandolini come temi di partenza per le loro opere….

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Vasilij Kandinskij, La grande porta, 1928

L’astrattismo internazionale negli anni Venti e Trenta

Nell’orchestra dell’astrattismo, nella sua ricerca di un confronto con la musica, il ruolo di primo violino spetta senza dubbio a Kandinskij…

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Paul Klee, At night, 1921

La nascita dell’astrattismo

All’astrazione pura si arriverà solo quando le avanguardie riscopriranno Johann Sebastian Bach…

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Il mito di Beethoven

Alois Kolb, Ritratto di Beethoven, 1909

Una folta chioma arruffata, l’aspetto minaccioso, l’espressione cupa e pensierosa. Il Simbolismo porterà anche alla riscoperta di Beethoven,

l’emblema del musicista folle, maledetto, genio incompreso. Ma Beethoven non fu solo corpo: il compositore diventa il motore immobile, invisibile, di opere in cui protagonista è la sua musica o addirittura la sua assenza.

L’opera lirica italiana

Emilio Mantelli, Fedra, 1913

I compositori italiani di opere liriche non ebbero altrettanta influenza sulle arti figurative.

Il cambiamento della sensibilità artistica a cavallo del Novecento, inoltre, modificò profondamente il modo di percepire, trasmettere e rappresentare le passioni, condannando l’opera lirica ad avere sempre meno rilevanza.

Al suo declino, però, fece da contrappunto l’ascesa della cartellonistica: fu un periodo d’oro per i manifesti operistici, merito sia dell’affinamento dei procedimenti di stampa che della bravura di artisti come Aleardo Villa, Adolfo De Carolis, Giuseppe Palanti e Leopoldo Metlicovitz.

Il primo Novecento fra Austria e Germania

Arnold Schönberg, Carte da gioco fatte a mano, 1909

La musica torna sotto le luci della ribalta con l’irrompere delle avanguardie. A cominciare dalla Secessione,

una rivoluzione artistica, politica, sociale e culturale, che ha interessato l’area austro-tedesca. Per i suoi esponenti la componente musicale riveste un’importanza molto forte.

E così, mentre la fascinazione per il compositore Franz Schubert si aggiunge a quella per Wagner e Beethoven, fioriscono le raffigurazioni allegoriche.

Il Futurismo italiano

Giacomo Balla, Bozzetto per “Feu d’Artifice”, 1917

Il Futurismo diede molta importanza ai suoni. Lo possiamo leggere nel manifesto di Carlo Carrà o vedere in Fucina, studio di rumori di Julius Evola. Ma non solo.

Russolo, ad esempio, oltre che pittore e incisore, fu anche compositore e ideatore di brani che prevedevano l’uso di “intonarumori”, macchine appositamente costruite per generare rombi, ronzii, crepitii, scoppi.

Mentre Giacomo Balla progetterà e realizzerà una consolle con cui gestire le 76 combinazioni di luce colorata che sostituivano i ballerini, nella scenografia da lui ideata per un “balletto di sole luci” sulle note di Stravinskij.

Dal Cubismo al Purismo

Otto Gustaf Carlsund, Composition aux instruments dans un ovale, 1926

Più che sulla musica o sui musicisti, il Cubismo e il Purismo si concentrano sugli strumenti musicali. I Cubisti ad esempio scelgono roviolini, chitarre e mandolini come temi di partenza per le loro opere. 

Inoltre, introducono nella pittura la dimensione del “tempo”, tipicamente associata alla musica. Dall’esperienza del Cubismo discenderà il Purismo dove si auspica che “tutto in un’opera d’arte sia e sembri una risoluzione pura”.

Il risultato? Opere che si presentano come vere e proprie architetture di oggetti, spesso strumenti musicali, costruite e impaginate secondo schemi armonici o modelli geometrici e matematici.

La nascita dell’Astrattismo

Paul Klee, At night, 1921

All’astrazione pura si arriverà solo quando le avanguardie riscopriranno Johann Sebastian Bach.

Il fascino esercitato dal puro nitore compositivo dei suoi contrappunti, l’idea di un’arte senza oggetto, la crescente rinuncia alla visualità, trovano riscontro nell’aspirazione della pittura a raggiungere l’immaterialità e l’astrazione delle sue fughe.

Anche col Neoplasticismo e la sua ricerca di razionalità e purezza formale si avverte la presenza importante della musica, in particolare nel rimando a ritmi visivi.

L’Astrattismo internazionale negli anni Venti e Trenta

Vasilij Kandinskij, La grande porta, 1928

Nell’orchestra dell’astrattismo, nella sua ricerca di un confronto con la musica, il ruolo di primo violino spetta senza dubbio a Kandinskij. 

Se i titoli dei suoi dipinti riprendono spesso il lessico musicale, nei suoi saggi l’artista russo sviluppa il concetto di “opera d’arte monumentale”, costituita da colore, suono e movimento della danza.

Se la struttura di un quadro di Kandinskij consiste in colori accostati oltre ogni principio noto di armonia, nelle composizioni di Schönberg l’assenza di distinzione tra linee e colori corrisponde a quella tra melodia e armonia.

Tutto questo mentre Kupka prosegue le sue ricerche per arrivare a una pittura in cui la musica diventi modello per una liberazione definitiva dall’imitazione della realtà.

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